BED AND BREAKFAST OLIENA (NUORO) (SARDEGNA)

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Carrasecare ,carnevale in barbagia

Lo spettatore ammutolisce davanti a una manifestazione di grande impatto emotivo qual e' il carnevale del Nuorese. Il pensiero corre indietro nel tempo e si ritrova d'improvviso nella preist ;i fossero risvegliati lontani archetipi.Il carnevale barbaricino è infatti assai diverso dai comuni carnevali che traggono origini alia. Non è un carnevale allegro, ludico e trasgressivo, all'insegna del riso e del divertirm ittosto un carnevale tragico, cupo, all'insegna del dolore e del pianto perché è legato alla rr cita del dio della vegetazione, Dioniso Mainoles, chiamato dai sardi Maimone. e maschere, per quanto inconsciamente, mimano ancora un rito agrario antichissimo per la fertilità della terra, commemorando questo dio che ogni anno doveva morire per poi . primavera come l'erba dei campi. Per questa ragione si ripetevano tutte le fasi della sua : morte. Su carrasecare, termine col quale si designa il carnevale in Sardegna, significa ir •e secare, cioè carne viva da lacerare. Il termine rimanda subito alle feste dionisiache in :i di Dioniso sbranavano capretti e torelli vivi per ricordare la passione del dio che era stato sbranato dai Titani.
Ogni paese ha tenuto qualche brandello di questo antico rito che comportava la presenza di sacrificale che le maschere trascinavano con sé. Tale vittima appariva quasi sempre in forma zoomorfa (capro, toro, cervo, cinghiale, etc), tutte epifanie di Dioniso, il dio traco-frigio il cui e diffuso in tutti i paesi del Mediterraneo. In Sardegna la vittima appare sempre accompag 'i-guardiani vestiti a lutto che la tengono legata alla vita, la strattonano e la pungolano finche questa cade a terra simulando una fìnta morte che in tempi lontani doveva essere autentica, giai iva il dio che doveva morire. Ancora nell'Ottocento tale vittima era munita di una vescica piena di sangue misto ad acqua, nascosta sotto la pelle di capro, che ogni tanto veniva punta perché il asse lentamente a fertilizzare la terra. Ora la porta soltanto la maschera di Lula, su Battile-altre l'hanno eliminata perché la rappresentazione appariva troppo cruenta. : maschere sono munite di campanacci con funzione apotropaica, servono cioè per alle i spiriti del male durante la cerimonia che oggi è un puro fatto folkloristico, ma un tempc ;rata sacra perché ritenuta necessaria per la fertilità dei campi. Il volto delle maschere è t col sughero bruciato, un chiaro segno di lutto e di dolore per la morte del dio della vegetazione , dell'estasi nella cui commemorazione non poteva mancare la cattura della vittima che tava la divinità. Questa era chiamata con nomi diversi a seconda dei paesi: Maim :hone, Boe, Battileddu, Urtzu o Urthu, tutti epiteti rivolti a Dioniso Mainoles, il dio dai nomi.
Oggi queste maschere sono munite di campanacci, ma un tempo portavano ossi animali I schiena e quando si agitavano producevano un suono cupo, simile a quello delia bàttole el 17°° questa cerimonia aveva ancora carattere sacro per chi la praticava. Ne siamo a conoscenza dagli scritti del gesuita B. Licheri che accompagnava il padre C. B. Vassallo nell'evangelizzazione della Sardegna centrale. Fu in seguito alla tenace predicazione del Vassallo che questi masi i persero poco alla volta la loro sacralità subendo varie modificazioni. Dove il rito non fu del tutto sopresso, restò l'uso della pelle perché ritenuta necessaria per la richiesta della pioggia, e piccoli ossi furono inseriti come batacchio nei campanacci a ricordare la vecchia commemorazione pagana.
Tutte le maschere sarde eseguivano lo stesso rito, perché tutte avevano la medesima origine ma col tempo subirono differenziazioni notevoli da una località all'altra; pertanto ogni paese ha i aspetto diverso di questa manifestazione, assumendo ovunque caratteristiche proprie. Vedere oggi il carnevale dell'interno della Sardegna è un'esperienza unica, che incide in ma ebile l'animo dello spettatore. L'impressione che produce su chi lo vede per la prima voi e profonda che difficilmente si riesce a dimenticarla.
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